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SCUOLA CINOFILA IL MIO CANE

Centro Cinofilo di referenza Nazionale

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Eleonora Mentaschi

PROBLEM SOLVING: L’ATTIVITA’ MENTALE

16/09/2021 by Eleonora Mentaschi Leave a Comment

L’ATTIVITA’ MENTALE
Il Problem Solving vuole essere prima di tutto un approccio pedagogico al Cane volto a risvegliare, stimolare e sostenere la
capacità cognitive che ogni Cane possiede fin dalla nascita
E’ un approccio e una disciplina non agonistica e non competitiva, adatto a cani, gatti e pet di ogni razza, tipo ed età, riconosciuto a
livello nazionale da FISC-Libertas CONI
Il metodo è stato ideato dalla  dott.ssa Eleonora Mentaschi, Master in Medicina Comportamentale degli Animali d’Affezione,
referente Nazionale per FISC Libertas CONI da anni porta in Europa stage di specializzazione per la formazione dei Problem Solving
Practitrioner 
Il Problem Solving  quando viene proposto seguendo i metodi corretti da una persona qualificata e competente,
–  Porta l’individuo ad acquisire fiducia in se stesso e nelle proprie capacità
–  Gli insegna a ragionare, concentrarsi e riflettere di fronte ai problemi
–  Soddisfa il bisogno di fare attività mentale 
–  Previene i problemi di comportamento, soprattutto quelli collegati a ipo-attività
–  Rappresenta un valido supporto nella soluzione di problemi di comportamento in affiancamento ad altri metodi e/o terapie
comportamentali
–  E’ un’attività libera e piacevole
–  Permette di lavorare sulla calma e l’autocontrollo
–  Insegna al nostro animale a gestire la frustrazione
–  Innalza la soglia di stress
–  Riattiva soggetti apatici o anziani
–  Aumenta le competenze 
–  Previene l’invecchiamento cerebrale e le malattie degenerative cognitive
–  Innesca la curiosità verso gli stimoli
–  Permette di conoscere un individuo nei suoi aspetti più profondi psicologici ed emotivi (es. si possono osservare le
fluttuazioni emozionali, impulsività, le strategie di coping, etc)
–  Permette di far comprendere al sistema famiglia  le capacità e le abilità cognitive e intellettive del proprio Cane
–  Migliora la relazione del binomio
–  Fornisce  uno strumento unico nell’educazione del Cane

Leggi il regolamento, i dettagli e trova l’elenco dei PSPractitioner esperti dell’approccio a questo link

Per informazioni e appuntamenti scrivere a: info@ilmiocane.net.


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Problem Solving

17/07/2020 by Eleonora Mentaschi Leave a Comment

Il Problem Solving è una magnifica metodologia che tutti i proprietari di cani da compagnia o da lavoro possono applicare con innumerevoli vantaggi e effetti positivi.

Il cane è un animale intelligente, anche se spesso sottovalutiamo le sue capacità.
Molto spesso, in effetti, ci preoccupiamo di fornire una adeguata attività fisica, ma poi ci dimentichiamo di allenare la sua mente, oltre al suo corpo.

Quando ci avviciniamo al Problem Solving, invece, ci rendiamo conto che il nostro amico oltre ad avere quattro zampe ha anche molte capacità e soprattutto anche lui ha lanecessità di usare il suo cervello.

Come si svolge il Problem Solving?
In pratica si propongono, con una giusta sequenza e progressione,  dei giochi appositamente creati per portare il cane a trovare, in modo autonomo, la soluzione a problemi di crescente difficoltà.

Il trainer esperto (Problem Solving Practitioner) nasconde all’interno del gioco del cibo appetitoso: il cane dovrà trovare il modo per risolvere il problema e ottenere così il cibo nascosto.
Potrà utilizzare le zampe, il muso o la bocca.
Dovrà annusare, ragionare, pensare e trovare la soluzione al problema proposto.

Il cane impara ad avere fiducia in sé stesso, aumenta la propria autostima e la sicurezza.

Il cane che viene allenato nel Problem Solving sarà quindi in grado di risolvere i problemi in modo sereno ed equilibrato, senza mostrare stress o ansia.
I risvolti positivi nella vita quotidiana sono facilmente intuibili: saper gestire con meno stress e agitazione le situazioni quotidiane.

Dato che è sempre il suo proprietario che propone questi giochi, su indicazioni del trainer, il cane aumenta anche la sua fiducia ed il rispetto per il suo referente che gli propone cose tanto divertenti e interessanti.

Ogni gioco è differente e viene costruito per avere caratteristiche specifiche.
Ogni cane è diverso, per questo il trainer esperto sceglie, mano a mano che si progredisce, i giochi più adatti.
In questo modo sviluppiamo le capacità cognitive del soggetto, che acquisirà competenze sempre maggiori.

Quali sono i vantaggi e le finalità del Problem Solving? Numerosissime!

Questo tipo di percorso, quando è ben strutturato come percorso educativo e pedagogico, fornisce competenze utili nelle situazioni di tutti i giorni. E tutto questo divertendosi!

Il primo aspetto è certamente quello di riuscire a sviluppare in maniera sempre crescente la sua intelligenza e la sua capacità di ragionare nonché riflettere.

Il cane impara ad avere fiducia in sé stesso, aumenta la propria autostima e la sicurezza.

Il cane che viene allenato nel Problem Solving sarà quindi in grado di risolvere i problemi in modo sereno ed equilibrato, senza mostrare stress o ansia.
I risvolti positivi nella vita quotidiana sono facilmente intuibili: saper gestire con meno stress e agitazione le situazioni quotidiane.

Dato che è sempre il suo proprietario che propone questi giochi, su indicazioni del trainer, il cane aumenta anche la sua fiducia ed il rispetto per il suo referente che gli propone cose tanto divertenti e interessanti.

Prima di tutto è importante farsi consigliare e seguire da un trainer esperto, un Probem Solving Practitioner formato (elenco visionabile sul sito, https://www.ilmiocane.net/stage-e-seminari/corso-pspractictioner/)  che ci guiderà in questo percorso insieme al nostro cane.

Una regola da rispettare è quella di non lasciare mai il cane da solo durante una sessione di Problem Solving: è’ importante supervisionare
Un errore frequente, infatti, è quella di pensare che il Problem Solving serva per intrattenere il cane mentre non ci siamo: assolutamente scorretto.

Il proprietario deve proporre ed assistere ai progressi del suo cane, sempre pronto a trarne conclusioni e capire come andare aventi in questo percorso di crescita reciproca.

I giochi utilizzati dovranno essere assolutamente sicuri per il cane, non ci devono essere parti appuntite o contenenti materiale che possa far male al cane mentre interagisce con l’oggetto stesso.
Alcuni possono essere costruiti in casa, anche se sarebbe sempre meglio farsi consigliare o acquistare i giochi presenti in commercio.

Qual è l’aspetto più importante per la scelta del gioco adatto al nostro cane?
Fin dal principio dovremo quindi scegliere un gioco semplice per lui, che siamo certi possa risolvere. Si procede per gradi, con grande attenzione per il cane.

Non si deve aver fretta! Non dobbiamo mai dimenticare che il cane deve riuscire sempre a risolvere il problema proposto, altrimenti andrà solo in frustrazione e avremo l’effetto opposto di quello desiderato.

Non è importante che il cane risolva subito tutti i giochi o quello più difficile, non è una gara al più bravo o al più rapido! E’ un percorso pedagogico.
Quello che conta è l’esperienza che ogni volta il nostro cane vive grazie a questo metodo e che costruisce la sua modalità e competenza generale.

Si tratta di un percorso davvero utile e ricco di stimoli, divertente per il cane, che vi sorprenderà ogni volta!

Dove è possibile trovare personale qualificato?
La persona che in Italia ha portato questa metodologia è Paolo Villani, che purtroppo è mancato nel 2016. I suoi allievi portano avanti il metodo e in alcuni casi lo hanno rivisto e apportate alcune modifiche,

A Milano alla Scuola Cinofila Il Mio Cane di Rho, Eleonora Mentaschi si occupa di questo metodo e ha creato un percorso di specializzazione per educatori cinofili che diventano esperti qualificati in questo settore come “Problem Solving Practitioner” https://www.ilmiocane.net/stage-e-seminari/corso-pspractictioner/ e possono affiancarvi e farvi meglio conoscere questo affascinante mondo!

Articolo scritto 20 Maggio 2016 da Eleonora Mentaschi
Vietata la duplicazione senza il consenso dell’Autrice info@ilmiocane.net

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Altri Articoli

03/06/2020 by Eleonora Mentaschi

a cura di Eleonora Mentaschi
etologa esperta in problemi di comportamento del cane

Attivazione mentale per Cani: Problem Solving 
Comunicazione ed Emozioni 
Seminario “Conoscere il cane” allievi educatori (11/02/2024)
Conoscere Il Cane (di Allievi Scuola di Formazione)
Problemi comportamentali del Cane
Adozione Consapevole (di Giulia Merlotti)
I bisogni fondamentali del cane 
La comunicazione del cane
Il cucciolo è arrivato a casa
Correlazione tra livello di attività del cane e problemi di comportamento 
Il collare a strozzo 
L’educazione oltre l’educazione
Cani e Bambini, prevenire l’aggressività
Paura di botti e petardi
Gerarchia e Relazione 
Cesar Millian 
Perché i cani lo fanno 
Comportamenti stereotipati  
La Comunicazione del Cane
Ansia da separazione – Problemi a lasciare il cane solo
Il cane che ha paura di tutto – sindrome da privazione sensoriale
Metodi di addestramento e interazione cane proprietaro – correlazione con il comportamento e le capacità di apprendimento del cane. (Nicola Jane Rooney, Sarah Cowan)
L’importanza della coerenza nell’addestramento del cane – Effetti di punizioni, rinforzi, controllo e attitudine sull’obbedienza e sui problemi di comportamento nei cani
Aggressività nel Cane
Come il cane percepisce la realtá, come comunica e come tutto questo influenza la relazione con l’uomo
Il mondo emozionale del cane

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Periodo di socializzazione: 2° e 3° mese di vita.

03/06/2020 by Eleonora Mentaschi Leave a Comment

di Eleonora Mentaschi
Articolo apparso sulla rivista “Il Mio Cane”
Vietata la riproduzione parziale o totale del testo

I primi tre mesi di vita del cane sono assolutamente determinanti. 
Le indagini scientifiche degli ultimi cinquanta anni hanno rivelato che sono soprattutto il secondo ed il terzo mese di vita a incidere profondamente sullo sviluppo psichico e comportamentale del cane. Questo periodo viene definito “periodo di socializzazione” (1 e 2).
E’ in questa fase che si stabilizzano i rapporti sociali all’interno della cucciolata, che i cuccioli familiarizzano con altri cani, con l’ambiente circostante e con gli esseri umani (4). 

– La madre e la cucciolata

Dalla quarta settimana di vita il ruolo della madre e dei fratelli diventa determinate! 
La madre, infatti, insegnerà ai piccoli a controllare il morso e la stretta mandibolare (“inibizione del morso“) e quindi a giocare senza stringere eccessivamente. 

In pratica, già dalla terza settimana, i fratellini iniziano a giocare tra di loro, ma ancora non sanno quanto i loro dentini aguzzi possano essere affilati e quanto forte sia la loro mandibola. Ecco che allora un piccolo morde il fratello facendolo piangere. Talvolta i versi del fratello sono sufficienti per interrompere il comportamento, ma molto più spesso i versi acuti stimolano ancora di più la presa. A questo punto la madre interviene. Essa si avvicina e punisce il cucciolo aggressore mettendolo a pancia all’aria e stringendo lievemente il suo musetto. Dopo due o tre volte il giovane cane imparerà che è conveniente evitare di stringe troppo e provocare dolore al suo compagno di giochi, che deve quindi calibrare e controllare il morso, altrimenti la madre arriverà e lo punirà.

E’ quindi la madre ad insegnare ai cani l’inibizione del morso. Quando ciò non accade, magari perché separati troppo presto dalla cagna o perché questa non si occupa correttamente dei figli (vedi primipara), i cani potranno poi giocare con i proprietari o con i propri simili senza rendersi conto di stringere troppo e provocare dolore: in un cane adulto di grossa mole, questo può divenire un comportamento molto pericoloso e difficile da gestire.

La madre, inoltre, insegna ai piccoli cosa significhi il ringhio e la “gerarchizzazione alimentare” (rispettare l’ordine gerarchico per accedere al cibo). Immaginiamo che un cucciolo si avvicini alla madre quando lei sta mangiando. Visto che ora è grande, non può certo permettersi di rubarle il cibo dalla ciotola: è una questione di regole e di gerarchia, i superiori vanno rispettati e saranno loro i primi a cibarsi, mentre i sottomessi devono attendere lontano il loro turno. La cagna allora emetterà un ringhio, ma il piccolo ancora non sa cosa significhi questo segnale vocale e continuerà ad avvicinarsi, imperterrito….ma verrà punito da lei con i corretti segnali.

Un altro aspetto fondamentale è che la calma ed il controllo vengono sempre appresi grazie agli atteggiamenti materni: mano a mano che crescono i cuccioli divengono sempre più intraprendenti ed esigenti e, talvolta, fin troppo insistenti con lei, che appoggiando la zampa sulla loro schiena ed emettendo un basso ringhio, li porta a fermarsi e controllarsi. Se questo non accade potrebbero diventare adulti iperattivi, difficili da gestire e da controllare da parte dei futuri proprietari.

Il gioco con i fratelli è ormai un’attività intensa. Anche se non sembra, è proprio giocando che imparano tutti quei comportamenti ed atteggiamenti che saranno poi indispensabili da adulti: la monta, la caccia, l’agguato, l’uso della coda, della bocca, etc. Il gioco, si dice, “è palestra di vita” e se manca (cuccioli orfani e/o isolati dai cospecifici) le conseguenze sono, purtroppo, evidenti. Cuccioli svezzati precocemente e allontanati dai fratelli prima della fine di questo periodo, da adulti possono avere problemi di socializzazione con i loro cospecifici (9). Saranno soggetti troppo orientati verso le persone, con difficoltà a giocare con altri cani (4).
L’interesse verso il mondo esterno aumenta progressivamente: prima è rivolto verso gli altri cani, poi verso le persone e successivamente verso i nuovi oggetti e ambienti (2).

Le scoperte di Scott et al. , di cui abbiamo già parlato, portarono a definire i periodi di sviluppo del cane:

1. Dalle 3 alle 8 settimane: i cani imparano meglio ad interagire con altri cani (socializzazione primaria intraspecifica)
2. Dalle 5-8 fino alle 12 settimane: i cani imparano meglio ad interagire con le persone e le altre specie animali (socializzazione secondaria interspecifica)
3. Dalle 5-12 fino alle 16: i cani esplorano i nuovi ambienti in modo formidabile

Gli altri cani dovrebbero essere conosciuti fin dalle 3/5 settimane di vita. Essi sono indispensabili per permettere ai giovani soggetti di confrontarsi con molti elementi sociali ed imparare quindi a interagire nel modo giusto con i propri simili, di ogni razza e dimensione essi siano. Per un bassotto può essere complesso comprendere i messaggi inviati da un San Bernardo, anche solo per la diversa tonalità dell’abbaio o del ringhio, oppure comunicare con cani a cui sono state amputate la coda e le orecchie (considerando che queste parti del corpo sono essenziali per decifrare i messaggi dell’altro).

E’ quindi importante mettere il cucciolo a contatto con più cani possibili. Se non è vaccinato è possibile farlo comunque con quelli che sono regolarmente vaccinati.
Affinché il cane diventi un buon animale da compagnia deve assolutamente imparare ora ad interagire con gli esseri umani e con gli altri animali che vivranno con lui. Tre mesi può essere fissato come limite massimo per la socializzazione spontanea del cane con un’altra specie.

Questo attaccamento o socializzazione interspecifica non ha le stesse caratteristiche dell’identificazione di specie: la socializzazione interspecifica (con specie diverse) richiede molta più fatica di quella intraspecifica, sono indispensabili rinforzi perché permanga e non è generalizzata a tutti gli individui della specie ma è limitato alle caratteristiche individuali (uomo, donna, bambino, bianco, nero, con barba etc).
Se, ad esempio, il giovane cane in questo periodo non vede bambini potrebbe poi non comprendere che rientrano sempre nell’insieme “esseri umani”.

Diciamo che, per formarsi un’immagine corretta dell’insieme “esseri umani”, dovrà vedere ed interagire con moltissime persone diverse, di tutte le età, con cappello, bastone, alte e basse, uomini e donne, etc
Da tutto ciò deriva l’importanza di far vivere al piccolo tante e diverse esperienze, sempre rispettando i suoi tempi e le sue reazioni (se fosse eccessivamente spaventato o stressato è meglio interrompere e chiedere consiglio ad un esperto).

L’ultimo aspetto è quello dell’abitudine a luoghi, odori e rumori differenti. E’ infatti proprio nella fase di socializzazione che i piccoli si adattano a tanti ambienti ed imparano a non temere quelli che scoprono. Un cucciolo cresciuto in campagna fino ai 3 mesi di vita, avrà grandi, se non immense, difficoltà ad adattarsi alla vita in città e potrebbe mostrarsi fobico dei rumori, delle macchine, dell’asfalto a tal punto da non voler neanche uscire di casa. 

Questo accade proprio perché non si è considerata la socializzazione ambientale: chi li ha allevati fino ai tre mesi avrebbe dovuto portarli a scoprire luoghi diversi da quelli in cui sono nati, farli annusare odori ed udire tanti rumori. L’ideale sarebbe portarli in città ed in campagna almeno una volta, in stazione, sulla macchina o sui mezzi pubblici, etc. Naturalmente stando sempre attenti a non esagerare al punto da creare stress. Solo così diventeranno poi cani tranquilli ed in grado di ambientarsi ovunque.

La fase della Socializzazione coincide con l’inizio dell’imprinting, fenomeno ben descritto da Konrad Lorenz (10). 
Questo tipo di apprendimento è importante affinché il cucciolo capisca di appartenere alla specie canina: egli, infatti, non nasce con la cognizione di essere un cane, è l’imprinting che permette l’identificazione del cospecifico, cioè del partner sociale e sessuale, ed è quindi essenziale per lo sviluppo comportamentale corretto (3). 
Secondo Dehasse (10): “un animale con imprinting errato è perso per la specie”, infatti non interagirà correttamente con i suoi simili, potrà perfino essere attaccato per questo, e non si riprodurrà.

Da quanto descritto si evince la necessità di portare la massima attenzione durante queste prime fasi di vita. I cuccioli devono rimanere con la madre ed i fratelli fino ai due mesi di vita ed essere al contempo esposti ad altri cani, persone ed ambienti, nel rispetto delle loro caratteristiche individuali.

BIBLIOGRAFIA
(1) J.P. Scott e J.L. Fuller (1965 e 1974) – Genetics and the social behavior of the dog – University of Chicago Press – Chicago.
(2) Overall K.L. (2001) – La clinica comportamentale del cane e del gatto – C.G. Edizioni Medico Scientifiche, Prima Edizione Italiana.
(3) P. Pageat – Patologia comportamentale del cane – PVI, 1999 ;
(4) Houpt K.A. (2000) – Il comportamento degli animali domestici – Ed EMSI , terza edizione. Prima edizione italiana. Roma, 2000. 
(5) Overall K.L. (1992) – Approcci farmacologici pratici ai problemi comportamentali. IN: Problemi comportamentali nei piccoli animali. Beck A.M., Overall K.L., McKeown D.B., Leusher U.A., Halip J. (Ed.) SCIVAC-Cremona. Pp.51-59
(6) Nott H.M.R. (1992) – Behavioural development of the dog. – In: Thorne C. (Ed.), The Waltham Book of Dog and Cat Behaviour, Oxford: Pergamon Press, pp. 51-62.
(7) Elliot O, Scott J.P. (1961) – The development of emotional distress reactions to separation in puppies- J. Genetic Psychol., 99, pp. 3-22.
(8) Pettijohn T., Wong T., Elert P., Scott J.P. (1977) – Alleviation of separation distress in three breeds of young dogs – Developmental Psychobiology, 10, pp. 373-381.
(9) Briese A. (2002) – The dog welfare directive of 2 May 2001. – Dtsch. Tierarztl Wochenschr 109(2), pp. 63-68.
(10) Lorenz K. (1935) – Der Kumpan in der Umwelt des Vogels. J. Ornith., 83, pp. 137- 413.
(11) Dehasse J. (1994) – Sensory, Emotional and Social Development of the young Dog. Bull. Vet. Clin. Ethol., Vol 12, pp. 6-29.

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Il gioco

03/06/2020 by Eleonora Mentaschi Leave a Comment

Il cane è un eterno Peter Pan: tutti noi sappiamo quando gli piaccia giocare, cucciolo o adulto che sia.
Questo aspetto è fondamentale nella sua vita e l’attività ludica ha molteplici funzioni.
Anche se potrebbe sembrarci un comportamento fine a se stesso, il gioco rappresenta invece un elemento determinante nella salute fisica e mentale del nostro amico a quattro zampe. Per questo abbiamo deciso di dedicare un articolo a questo tema fondamentale.

Ci sono tanti tipi di gioco e di classificazione, come la suddivisione in:
– Gioco sociale: con un partner della stessa o di un’altra specie
– Gioco solitario o individuale: senza un partner di gioco

E’ possibile poi fare una distinzione in:
– Gioco di movimento: inseguire, scappare, correre, fare la lotta, etc
– Gioco strumentale: con oggetti inanimati

Ovviamente le categorie sopra citate possono essere mescolate tra loro: si può avere il “gioco sociale strumentale”, cioè più individui che giocano a palla, oppure padrone e cane che fanno il tira e molla; oppure possiamo avere il “gioco solitario di movimento”, tipico di quelle corse sfrenate che molti cuccioli di cane e gatto fanno per casa!

A cosa serve il gioco? La risposte sono moltissime, vediamone alcune.
Al cucciolo, ad esempio, il gioco serve per:

– Formare il comportamento dell’adulto (gioco come palestra di vita – vedi dopo)
– Facilitare l’interazione sociale
– Aumentare la destrezza fisica e mentale
– Migliorare la coordinazione
– Esercitare e dare le prime dimostrazioni dei rituali e dei comportamenti ritualizzati
– Apprendere i ruoli sociali e la loro previsione nel futuro attraverso le sequenze degli eventi
– Fornire un’opportunità per l’esplorazione
– Fornire un’opportunità per imparare a risolvere problemi di crescente complessità
(Fagen , 1981), 

Gioco come palestra di vita

I cuccioli non smetterebbero mai di giocare! Sembra che si stiano semplicemente divertendo, ma in realtà stanno imparando, si allenano per capire ciò che dovranno poi fare da grandi, per questo si dice che “il gioco è palestra di vita“.

Secondo Danilo Mainardi, il gioco sarebbe una sorta di esercitazione attraverso la quale apprendere e maturare nozioni utili per la vita adulta riguardanti svariate sfere comportamentali. (A. Mori, Dizionario di Etologia di D.Mainardi; ed. Einaudi, 1992).

Mentre gioca, quindi, il giovane cane sperimenta tutti quei comportamenti che poi metterà in atto da adulto, in contesti assolutamente seri: montare, sottomettersi, inseguire una preda, etc.
E’ importante, quindi, saper gestire con la dovuta attenzione queste attività ludiche, fin dal principio.

Nei suoi primi mesi di vita il cane attraversa la “fase di socializzazione”, impara cioè ad interagire con i propri simili e con altre specie. Il gioco è la via principale per imparare a relazionarsi, è il mezzo comunicativo per eccellenza, crea dei legami e permette la socializzazione! Per questo è fondamentale dare al piccolo la possibilità di giocare libero, cioè senza il guinzaglio, con tantissimi cani, di età, taglie e razze diverse.

In questo modo imparerà a relazionarsi meglio e potremo prevenire molti problemi relativi ad aggressività intraspecifica, paure o fobie verso altri cani. Purtroppo invece molti di noi pensano che i cuccioli siano troppo fragili e vadano protetti
Allo steso modo dovremo permettere al cucciolo di giocare con le persone, ma ci sono alcuni suggerimenti da tener sempre presente.

Non lasciamo che il cane giochi mordendo mani, caviglie o altre parti del nostro corpo: potrebbe poi diventare un atteggiamento assai problematico. Se dovesse farlo, interrompiamo immediatamente ogni interazione con lui.
Meglio essere coerenti fin dal principio: acquistiamo numerosi giocattoli per cani, e indirizziamo le sue attenzioni solo su questi.

Non dovremmo mai utilizzare i nostri indumenti (es. la vecchia ciabatta) od oggetti (es. uno straccio), rischiamo di creare confusione: per un cane, purtroppo, non c’è alcuna differenza tra la vecchia scarpa rotta e il nuovo paio da 200 euro! 

Come abbiamo già detto, è importante dare al cane molti giocattoli differenti: in questo modo non solo lo terremo impegnato, ma gli permetteremo anche di sviluppare maggiormente le sue capacità cognitive. Il cucciolo deve sperimentare, annusare, mordere e interagire con più giocattoli possibili: questo lo aiuterà a diventare un soggetto più abile e intelligente.
Il gioco insieme ai proprietari deve essere una routine quotidiana! E’ un momento di relazione fondamentale, da gestire con attenzione.

Se, ad esempio, vogliamo giocare a tirare la pallina per farcela riportare, la cosa migliore è procurarsi due palle identiche. Prima ne lanceremo una, quando il cane l’avrà presa lo richiameremo e gli faremo vedere l’altra: in questo modo lascerà la pallina per andare a prendere la seconda, e così via.
Questo permetterà al cane di comprendere che non c’è competizione, ma che si tratta di uno scambio e di una collaborazione. Lascerà volentieri la pallina, perché saprà che noi non vogliamo rubargliela.

Gwen Baily dice “La mano va sempre per dare, mai per togliere“. Questa regola è fondamentale in tutti gli aspetti di vita quotidiana.

Non facciamo quindi l’errore di strappargli dalla bocca l’oggetto, altrimenti imparerà a trattenerlo o scappare da noi. Piuttosto prendiamo un bocconcino e lo passiamo sotto il suo naso: appena aprirà la bocca, diremo “Lascia” e daremo il premio. Ancora una volta comprenderà che non ha alcun motivo di essere competitivo e di tenere a tutti i costi l’oggetto in bocca. 
L’approccio gentile e collaborativo da sempre i suoi frutti, provare per credere!

Abbiamo quindi dato uno sguardo all’importanza del gioco nel cucciolo e nel giovane cane, ma, come abbiamo detto all’inizio di questo articolo, il gioco permane per tutta la durata della vita del cane. Perché? Perché le sue funzioni sono veramente molteplici, vediamo insieme altri aspetti di questo modulo comportamentale.

Gioco come parte fondamentale della vita

Analizziamo il “gioco sociale“, cioè con un partner, cane o uomo che esso sia.
Per i nostri amici a quattro zampe è molto importante poter giocare liberi (senza cioè il guinzaglio) con i propri simili: è un modo per divertirsi e comunicare. E’ nostro dovere permettergli quotidianamente di incontrare i suoi partner di gioco.

Non dimentichiamoci infatti la natura del cane: “animale sociale di branco”.
Anche se noi siamo i suoi proprietari ed amici e possiamo divertirci tantissimo insieme… restiamo pur sempre dei bipedi!! Se lo depriviamo delle corse sfrenate e delle lotte ritualizzate con i suoi amici a quattro zampe potrebbe diventare stressato ed irritabile e perfino perdere la socializzazione e diventare un soggetto aggressivo verso i suoi simili. Sarebbe veramente un peccato.

Un altro aspetto interessante è quello del gioco con le persone. Sarebbe sempre meglio non giocare a livello fisico con i nostri cani, optando piuttosto per i giochi con oggetti.

Facendo la lotta, infatti, potrebbero venir esasperati dei comportamenti che poi, in altri contesti, sono assai fastidiosi: ecco come nascono i numerosi cani che saltano addosso, mordono giocosi e felici le braccia e le mani degli ospiti, che si ritrovano simpatici buchi e tanta bava sui maglioni… .

Se ci divertiamo a inseguire il nostro Fido per tutta casa, ecco fatto: al posto di tonare quando lo chiamiamo avremo un fuggitivo sempre pronto a nascondersi, che bel gioco!
Meglio quindi optare per un sano e buon gioco con qualche oggetto.

Abbiamo già trattato del riporto della pallina, per cui vi rimandiamo al paragrafo precedente. Vediamo ora il “tira e molla“. Ci sono cani (e padroni) che adorano questa attività: da una parte il proprietario che trattiene l’oggetto, dall’altra il cane che tira, è un po’ come il gioco della fune. Purtroppo questo gioco non è sempre adatto. Esso infatti stimola la competitività, l’aggressività (noterete che i cani ringhiano molto) e rinforza la potenza del morso, con logiche conseguenze.

Io consiglio di giocare al ‘tira e molla’ con molta cautela, rispettando alcune regole: 
1) il cane deve imparare a lasciare l’oggetto quando il proprietario lo chiede 
2) il gioco non deve mai proseguire se il cane diventa troppo eccitato o aggressivo 
3) deve essere sempre il proprietario a decidere i tempi di inizio e di fine gioco. 

Ecco come dovrebbe essere una sequenza corretta: seduto – impara a non rubare lo straccio, ma a prenderlo quando te lo dico io – combatti combatti – quando il cane sta andando troppo su di giri blocchi lo straccio – lascia- bravo – seduto- bravo!- premio.

Dopo il bravo inizio ancora la sequenza. Quando decido di terminare il gioco del ‘tira e molla’, chiederò il lascia, prenderò l’oggetto e lo metterò via, dando un bocconcino o un altro giocattolo come premio.
Se viene eseguito in questo modo, allora il ‘tira e molla’ è un toccasana per insegnare le regole e l’autocontrollo al nostro cane!

Se invece non doveste riuscire a ottenere questi risultati e il cane fosse giovane (quindi in fase di studio ed apprendimento) o troppo competitivo, io consiglierei di evitarlo del tutto, preferendo attività come il tiro della pallina, del legnetto, il cerca, il nascondino o qualsiasi altro divertimento che non implichi l’uso della forza e della lotta.

Giocattoli contro la solitudine

I cani passano molte ore da soli. Spesso si annoiano, non sapendo come impegnare il tempo. Alcuni di questi cani cercheranno di distrarsi come meglio possono, magari mordicchiando i mobili o i nostri indumenti, altri abbaieranno o piangeranno nella speranza di farci tornare a casa da loro.
Non tutti i soggetti manifestano un disagio, ma in ogni caso è giusto dar loro delle attività divertenti da svolgere in nostra assenza.

Se lasciamo i giocattoli che normalmente hanno a disposizione (pallina, corda, etc), probabilmente il cane non sarà molto interessato. 
Dovremo quindi trovare dei giochi da lasciare solo ed esclusivamente quando è solo e che lo tengano impegnato.
La cosa migliore è quella di associare i giocattoli al cibo. Qualsiasi giocattolo che si trovi in commercio potrebbe essere idoneo a questo scopo, purchè sia resistente ai denti del nostro Fido.

Se, ad esempio, prendiamo una palla da baseball per cani, che ha due fori alle estremità, e la riempiamo di bocconcini, il cane dovrà trovare il sistema per far uscire i premietti. Quando avrà capito che, facendo rotolare la palla, escono i bocconcini, ecco che avrà trovato un’attività molto interessante e divertente con cui tenersi occupato!

Nei negozi ed on-line esistono giocattoli per cani appositamente creati per essere dati ai cani quado restano soli a casa , i più famosi sono gli americani Kong®, giochi in gomma che possono essere riempiti con diverse leccornie (se volete farvi un idea, date un occhio al sito originale www.kongcompany.com).

Su questa filosofia potremmo veramente sbizzarrirci e non è questa la sede per segnalarvi tutti i giocattoli masticabili e contro la solitudine e la noia. Sappiate che spesso hanno un foro in cui inserire il cibo e il cane deve capire come arrivare a prenderlo: facendo rotolare l’oggetto, tenendolo tra le zampe e leccandolo, etc.

Chiedete consiglio al vostro commerciante di fiducia o al vostro educatore cinofilo.
Troverete anche un sito dedicato proprio a questo argomento, al quale abbiamo deciso di dare il nostro appoggio perché presenta veramente dei giocattoli intelligenti: www.smartdog.it.
Un ultimo consiglio: non dimenticatevi di togliere questi giocattoli quando rientrate a casa: in questo modo l’interesse verso di essi rimarrà sempre alto!

Giochi di fiuto o work nose

Desidero concludere accennando un aspetto veramente intrigante del gioco: il work nose! Tutti noi sappiamo che il cane ha un fiuto eccezionale, ma spesso non ci soffermiamo a riflettere abbastanza su questo aspetto.

Così come il nostro cervello è predisposto alla parola, così gran parte del cervello del cane è dedicata proprio al fiuto: stimolare questo senso, quindi, non solo vuol dire allenare le sue capacità, ma anche permettere di sviluppare le capacità cognitive del nostro Fido.
Se lui usa il suo tartufo sarà un soggetto più equilibrato, più sereno, più calmo e soddisfatto.
Provare per credere! In molti Centri Cinofili oggi si fanno queste attività insieme ai cani, ma possiamo anche cimentarci in qualche semplice esercizio a casa.

Prendiamo una decina di piccoli bocconcini. Mettiamo il cane seduto e diamo il comando resta. A questo punto mettiamo in fila i bocconcini, distanti 5-7 cm l’uno dall’altro, a formare una linea retta. 
Questa la potremmo chiamare una rudimentale “pista”. La pista termina sempre un Jack Pot, cioè una montagnetta di 3 o 4 bocconi (altrimenti il nostro amico non saprà mai quando smettere di fiutare!!).

Torniamo dal nostro cane facendo però un giro ampio, senza passare vicino alla nostra pista, per evitare di “inquinarla”.
Diamo il comando, ad esempio “Cerca Billy!” e osserviamo, in silenzio, per non deconcentrarlo.

Il cane dovrebbe seguire la pista, senza però saltare da un boccone all’altro. Se invece dovessero essere un po’ confusionario, andare in fondo, poi tornare a metà, insomma, se non dovesse seguire la pista, niente paura! E soprattutto niente sgridate.
Si riparte da capo, provando a cambiare la distanza tra i bocconcini, mettendoli più vicini o più lontani. Impariamo così a osservare il nostro amico e cerchiamo di trovare le soluzioni a lui più congeniali.

Non dobbiamo avere fretta né innervosirci: questo è un gioco di squadra!
Se non dovessimo riuscirci, potremmo trattenerlo dolcemente dal collare in modo da aiutarlo a rallentare mentre cerca, ma solo le prime volte.

Queste semplici piste possono poi essere cambiate, ad esempio inserendo degli angoli retti.
Una volta che il nostro cane avrà compreso il concetto di pista, con molti angli retti, potremo fare questi giochi fuori casa, rendendoli così più difficili.
Un prato con l’erba alta, non calpestata da altri, sarà infine il luogo ideale.

Ci sono moltissimi esempi di work nose, così tanti che dovremo dedicarci un articolo intero… speriamo quindi di farlo presto!

Per ora, buon gioco a tutti voi.

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Il maltrattamento invisibile

03/06/2020 by Eleonora Mentaschi

di Eleonora Mentaschi
Articolo apparso sullla rivista “Il Mio Cane”
Vietata la riproduzione parziale o totale del testo

La parola “maltrattamento” suscita in noi immagini crudeli e violente: cani picchiati, trascinati da macchine, legati ai lati della strada, seviziati, ecc. 
In effetti queste sono vere e proprie forme di sopruso, che chiunque ami gli animali e li rispetti non può accettare. Ma questa è solo la punta dell’iceberg, ciò che tutti riescono a vedere e valutare.

Ci sono altre forme di maltrattamento, forme più difficili da vedere e da condannare.
Di queste vorrei parlare, perché sono convinta che molti di coloro che oggi partecipano a questi maltrattamenti invisibili non lo facciano volontariamente, ma solo perché non ne hanno coscienza. La riflessione su questi aspetti potrebbe portare molti di noi a lottare anche contro queste forme sottili di maltrattamento o, per lo meno, a non parteciparvi involontariamente.

Se infatti ci sono persone che vendono cani allevati al limite del maltrattamento, fiere itineranti vergognose, fabbriche di cuccioli è perché ci sono molte persone che comprano da loro, partecipando ed incoraggiando, inconsciamente, il maltrattamento.

I Cuccioli

I cuccioli non hanno solo esigenze fisiche, ma anche psicologiche. I primissimi mesi di vita del cane sono i più importanti e delicati per lo sviluppo corretto del suo comportamento. Ciò che avviene nei primi 3 mesi di vita è decisivo e talvolta le conseguenze di errori in questo periodo possono essere irreversibili.

I cuccioli devono rimanere con la madre e con i fratelli almeno fino ai 2 mesi di vita, essere allevati in un ambiente stimolante e ricco, poter incontrare altri cani e persone fin dalle prime settimane.

Le prime fasi sono molto delicate perché “se l’animale non è esposto a stimoli appropriati durante questi periodi, potrà non sviluppare l’appropriato, o desiderato, repertorio comportamentale. Se non si consente ai cuccioli di confrontarsi con gli stimoli appropriati nei periodi in cui sono recettivi, i cani possono sviluppare problemi“ anche irreversibili (da K. Overall, 2001).

Per questo motivo è importante conoscere le esigenze del cucciolo per prevenire future patologie. Ma questo non sempre avviene, in parte per ignoranza, ma in parte per volontà (soprattutto economica).

Allevamento ed allevatore

Oltre all’allevatore professionista chiunque possieda un cane può farlo riprodurre.
Da una parte ci sono i privati, persone che non hanno interessi economici, ma che desiderano far riprodurre il proprio cane e magari regalare i cuccioli a qualche amico fidato. A volte i privati si informano seriamente di tutte le esigenze fisiche e comportamentali dei cuccioli, dimostrando veramente un grande rispetto per questi animali. 

Ma talvolta questo non avviene e, senza volerlo, alcuni privati separano troppo presto o troppo tardi i cuccioli dalla madre, li lasciano troppo a lungo isolati, non forniscono ai piccoli le stimolazioni sufficienti per crescere serenamente.

I cuccioli dovrebbero essere manipolati dalle persone che li crescono fin dalla nascita e gli dovrebbe essere data la possibilità di confrontarsi con le circostanze più varie.
Fin dalle 3 settimane di vita dovrebbero essere esposti ai cani adulti, e dalle 5 settimane alle persone e, nel contempo, alle nuove situazioni.
Un cane non deve essere adottato prima delle 7,5 – 8,5 settimane di vita.

Invito chi di voi si trovasse in questa situazione, ad informarsi bene prima di affrontare questo passo: solo l’informazione vi eviterà di maltrattare involontariamente queste deliziose creature.
Parlando invece di allevatori professionisti la cosa cambia radicalmente: l’ignoranza qui non è ammissibile e l’interesse economico non deve mai superare certi limiti, come purtroppo spesso accade sotto gli occhi di molti neo-proprietari ignari. E’ importante sapere come riconoscere un allevatore poco serio: se ancora è sul mercato è perché ci sono persone che comprano i cuccioli da lui.

Ci sono allevatori che separano la madre dai suoi cuccioli prestissimo, per poter ingravidare di nuovo la femmina, altri che li lasciano isolati e senza contatti, ci sono allevatori che tengono gli animali in vere e proprie situazioni di degrado, ma che ci consegnano il cucciolo lavato e profumato senza mostrarci l’allevamento ed i genitori. 
Per questo è importante non fermarsi all’apparenza: chiedete in giro le referenze e soprattutto andate a visitare l’allevamento più volte, chiedendo al proprietario di mostrarvi il luogo dove tiene la cucciolata ed i genitori.

Negozi e mostre itineranti

Ci sono vere e proprie fabbriche di cuccioli in tutta Italia, cioè “negozi” che vendono decine di cani di tutte le razze, spesso li importano dall’est, sottoponendoli a terribili trasporti ed a grossi traumi, Ci sono negozi che tengono i cuccioli in vetrina per giorni, a volte settimane o mesi in maniera degradante.
Purtroppo la vista di un dolce batuffolo di pelo spesso ci colpisce tanto da non farci riflettere. Ma così incentiviamo il maltrattamento.
Credo che chiunque ami i cani, una volta messo a conoscenza di queste realtà, possa fare qualche cosa, nel suo piccolo. Il mio invito è a non lasciarsi trascinare troppo dai sentimenti quando decidete di adottare un cane, ma di fermarsi un momento a riflettere su questi aspetti per non incentivare un terribile mercato di abusi.

I Cani adulti

I cani sono animali sociali, che vivono in branco, con necessità e diritti da rispettare.
Ci sono situazioni tipiche in cui questi diritti non vengono rispettati. Le più ovvie sono quelle in cui il cane viene tenuto sempre chiuso in un appartamento, o peggio, in un balcone senza praticamente uscire mai. Ma queste sono forme di maltrattamento che si vedono più chiaramente di altre.

Ad esempio molti pensano che un cane possa stare meglio in un giardino che in un appartamento, ma non sempre ciò e vero. Chi ha un grande spazio all’aperto molo spesso pensa che non sia necessario portare il cane tutti i giorni in passeggiata o che sia sufficiente lasciarlo libero nel giardino perché sia felice. Questo è maltrattamento invisibile!

Il cane ha bisogno di contatti con i proprietari, di uscire a scoprire il mondo, di annusare gli odori, di incontrare propri simili e di giocare con loro. Facciamo un paragone: sarebbe come tenere una persona per 40 anni chiusa da sola in una bella stanza, senza farla uscire e senza che possa incontrare altre persone. Anche se la stanza fosse grandissima e bellissima, di certo i bisogni psicologici di confronto, discussione, scambio e curiosità per il mondo esterno non potrebbero essere soddisfatti. Si dice che una persona nata e cresciuta così potrebbe impazzire, e credo che non sia difficile crederlo.

Ci sono molti altri modi per non rispettare i bisogni del cane, ma non posso certo elencarli tutti. 
La mia speranza è che ci si fermi per lo meno a riflettere, che si capisca che il cane è diverso dall’uomo, ha sue proprie esigenze e che è importante conoscerle, informarsi per poterle rispettare.
Mettersi in dubbio è già un grande passo, ma lo studio, la frequentazione di corsi di comportamento di base sono il vero punto di partenza per una convivenza nel segno del rispetto.

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