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SCUOLA CINOFILA IL MIO CANE

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Eleonora Mentaschi

Informazioni utili per chi adotta un Cucciolo o un Cane adulto

03/06/2020 by Eleonora Mentaschi

di Eleonora Mentaschi – Membro SISCA e APNEC
Vietata la riproduzione parziale o totale del testo

– Prima di adottare un Cucciolo di Cane pensateci scrupolosamente. I Cani vivono anche 20 anni: considerate l’impegno che rappresenteranno prima di fare scelte avventate.

– Ricordatevi dei Cani abbandonati nei canili e nei rifugi, aspettano un proprietario che li possa amare e curare con responsabilità.

– Non adottate cuccioli di Cani più piccoli dei due mesi di età, potrebbero sviluppare problemi comportamentali (paura, aggressività, iperattività, etc).
Controllatene la provenienza, informatevi sui genitori, andate a visitare il luogo in cui sono tenuti, verificate che siano stati lasciati con la madre e con i fratelli fino al momento dell’adozione.
Diffidate dei falsi allevatori e non improvvisatevi allevatori.

– Il cucciolo di Cane, non appena adottato dalla sua nuova famiglia, deve essere socializzato e portato a contatto con tante persone, Cani ed ambienti differenti. In questo modo si abituerà a tutto ed avremo maggiori possibilità che diventi un individuo bravo ed equilibrato. Se così non fosse, crescendo potrebbe avere grandi difficoltà ad adattarsi e sviluppare paure, fobie o aggressività da paura. 

– Educatelo correttamente fin dal principio. Se non siete esperti, chiedete l’aiuto di persone qualificate (che utilizzino metodi gentili).

– I Cani devono essere vaccinati ogni anno, visitati regolarmente, avere il microchip e la medaglietta di riconoscimento. Le deiezioni vanno raccolte, nel rispetto di tutti.

– Il metodo migliore per educare un Cane è premiare tutti i suoi comportamenti corretti e desiderati. E’ assolutamente dimostrato che il Cane impara meglio se viene premiato per il comportamento desiderato invece che punito per quello sbagliato. Esempio: il Cane salta addosso, resto indifferente, il Cane scende: lo premio (ci metterà poco a capire quale comportamento sia più vantaggioso!)

– I premi possono essere differenti: si possono usare parole di lode (“bravo!” “bene!”); oppure dei bocconcini prelibali (che non siano la sua abituale alimentazione, un premio deve essere qualche cosa di speciale, ad es. premi per Cani, wurstel di pollo, pezzetti di petto di pollo lessati, etc), un ottimo premio può essere il gioco (per alcuni Cani è certamente il rinforzo più ambito), e non dimentichiamoci le carezze, ma solamente se il Cane le apprezza veramente (non tutti i Cani adottati da adulti, soprattutto se traumatizzati e spaventati, reputano le carezze un premio, fate quindi attenzione ed osservate il vostro Cane).

– Le punizioni devono essere il più possibile evitate e mai fisiche: un “No” secco e con voce decisa è più che sufficiente. La migliore punizione per un Cane è la nostra indifferenza. Il Cane salta addosso per fare le feste? Noi incrociamo le braccia, ci giriamo e ce ne andiamo: lo puniamo con l’indifferenza. Solo se fa il bravo e non salta, riceverà tutte le nostre attenzioni. 

– Premi e punizioni devono giungere contemporaneamente o subito dopo il comportamento da premiare o inibire (entro un secondo). E’ inutile punire un Cane per qualche cosa che ha commesso in nostra assenza: il Cane capirà che lo sgridiamo, ma non il motivo, e continuerà quindi a comportarsi come prima. Dobbiamo coglierlo in flagrante e punirlo con un secco “No!”. 

– “Dopo un no, viene sempre un sì”. Educare vuol dire indicare la via giusta, aiutare un individuo a comprendere quali sono i comportamenti corretti. Siamo sempre bravi a sgridare un Cane, ma ci dimentichiamo di premiarlo quando si comporta bene. Facciamo un esempio: il Cane salta sul divano, noi diciamo “No, vai giù”, a quel punto il Cane scende…e il proprietario gli dice “bravo!”, premiando così il comportamento corretto. Altro esempio: il cucciolo fa la pipì in casa, il proprietario lo coglie sul fatto, in flagrante, e lo punisce con un secco “No!”. A quel punto lo porta subito fuori e quando fa i bisogni lo premia con un sacco di coccole e qualche boccone prelibato. Dobbiamo “spiegare” ai nostri amici a quattro zampe che cosa desideriamo da loro.

– I Cani che abbaiano, distruggono o fanno i bisogni quando rimangono soli in casa, patiscono “ansia da separazione”, soffrono l’assenza del proprietario. Non sono dispetti, ma manifestazioni di un forte disagio. Rivolgetevi il prima possibile ad un esperto in problemi comportamentali per risolvere il problema.

– Quando si adotta un Cane, se si prospetta che il Cane dovrà restare solo a casa per alcune ore, è bene abituarlo fin da subito, anche se gradualmente.

– Un nostro atteggiamento troppo materno o protettivo può essere la causa delle difficoltà dei nostri Cani a restare da soli. 

– I Cani sono animali sociali che hanno bisogno di compagnia, non possono essere lasciati da soli troppe ore.

– I Cani devono uscire almeno 3 volte al giorno, anche se si possiede un grande giardino, per poter scoprire ed annusare il mondo, incontrare persone diverse ed i propri simili

– I Cani sono animali gerarchici e talvolta competitivi, per questo necessitano di regole che li aiutino a comprendere quale ruolo devono avere all’interno della famiglia-branco.

– Ogni Cane deve mangiare solo dopo che la famiglia ha terminato e non deve ricevere nulla dalla tavola. 

– I Cani adulti dovrebbero mangiare 2 volte al dì, cibo di buona marca. Se non sotto consiglio veterinario, evitate assolutamente le diete casalinghe.

– Quando il Cane pretende di giocare con noi o pretende attenzione (abbaiando, saltando addosso, mordicchiando mani, braccia o caviglie) dobbiamo ignorarlo. E’ sempre meglio premiare un Cane per i comportamenti corretti, quindi meglio considerarlo quando è calmo, piuttosto che quando è agitato. 

– Se il Cane manifesta aggressività (di qualsiasi tipo: da dominanza, da paura, territoriale, etc), distruttività o qualsiasi altro comportamento indesiderato, non esitate a rivolgervi ad un professionista.

– Dovremo essere coerenti in ciò che pretendiamo dal nostro Cane, imparare a conoscerli un po’ meglio e ad utilizzare i premi e la pazienza per aiutarli a comprendere come devono comportarsi.

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Comunicazione del Cane: i segnali di calma

03/06/2020 by Eleonora Mentaschi

di Eleonora Mentaschi
Articolo apparso sulla rivista cinofila “Ti presento il Cane”
Vietata la riproduzione parziale o totale del testo

I Cani sono animali che preferiscono evitare lo scontro, sono tendenzialmente pacifici. Voi direte: ma come, se si sentono e si vedono tanti Cani aggressivi?! Eppure i Cani, come i lupi e come molte altre specie, non ritengono l’aggressività la prima arma cui ricorrere.
Certo, è normale lottare per ottenere le risorse, il cibo, lo spazio, le femmine, ma solo se e quando è indispensabile farlo. Almeno che, ovviamente, non abbiano un problema comportamentale.

Gli animali, infatti, hanno sviluppato spesso delle forme di comunicazione che permettono di evitare attacchi e lotte inutili e pericolose per l’individuo stesso. La selezione non favorisce i maschi più valenti nel combattimento, ma quelli che più efficacemente si battono per il controllo di una situazione determinante.

Il maschio che ha più successo non è il rissoso ad oltranza, ma quello in cui l’inclinazione alla lotta e alla fuga si equilibrano.
Non il comportamento aggressivo quindi, ma un equilibrato sistema aggressione-fuga provvede a quella distribuzione territoriale che impedisce dannose interferenze (Timbergen, 1971).

I Cani, come tutti sappiamo, comunicano in modo molto diverso dal nostro. Mentre gli esseri umani utilizzano principalmente la comunicazione verbale, i Cani si avvalgono principalmente della comunicazione olfattiva e di quella visiva. Sono soprattutto le posture che permettono ai Cani di comunicare tra loro e con noi: la posizione delle orecchie, della coda, lo sguardo, ecc. hanno molti e differenti significati.

Due Cani che si incontrano prima si annusano e si studiano: il dominante mostrerà la coda dritta, orecchie in avanti, il corpo rigido, lo sguardo fisso verso gli occhi dell’avversario ed eventualmente i Canini in mostra e i peli della schiena ritti, ma se l’altro Cane assumerà un atteggiamento sottomesso, cioè coda tra le gambe, orecchie all’indietro, sguardo rivolto altrove o addirittura si butterà a terra mostrando il ventre e la gola, allora difficilemte ci sarà uno scontro: comunicando hanno già determinato i reciproci ruoli, non hanno alcun bisogno di lottare per determinare la gerarchia.

Negli ultimi anni, una straordinaria studiosa del comportamento, riconosciuta a livello internazionale, Turid Rugaas, ha scoperto 27 differenti posture e movimenti che i Cani utilizzano per comunicare, e li ha denominati Calming Signals o Segnali di Calma.

Questi segnali corporei hanno principalmente due funzioni: indicare le intenzioni pacifiche di chi li emette oppure manifestare un certo stato di apprensione o ansia. In realtà le due cose si fondono: quando un Cane emette dei segnali di calma per pacificare l’altro, probabilmente lo fa perchè non si sente a proprio agio e vuole allentare la tensione.

Possiamo dire che noi, quando vogliamo mandare un segnale di pacificazione che possa sciogliere la tensione tra due persone, utilizziamo il sorriso. Il Cane utilizza tutta una serie di segnali che vedremo in seguito.

Alcuni di questi segnali possono essere riprodotti dall’uomo per comunicare con i Cani e renderli più tranquilli e disponibili nei nostri confronti.

E’, a mio parere, un nuovo mondo molto affascinante, che ci permette di fare un passo in avanti verso la comprensione del Cane e verso una comunicazione tra uomo e Cane ancor più profonda.

Vediamo quindi di cosa si tratta.

QUALI SONO I SEGNALI DI CALMA O SEGNALI DI PACIFICAZIONE

1) Distogliere lo sguardo, girare la testa ed il corpo

Quando due Cani si incontrano può capitare di vedere uno strano “scambio di sguardi”: se i due si fissano reciprocamente, allora entrambi stanno sfidando l’altro e molto probabilmente arriveranno ad aggredirsi per decidere il reciproco ruolo.

Se invece uno dei due, o entrambi, distolgono lo sguardo, magari girando anche la testa, allora si rilasseranno e difficilemente arriveranno ad uno scontro fisico: hanno comunicato le loro intenzioni pacifiche, hanno messo in pratica i Calming Signals, come dire “non voglio confrontami con te, non ho cattive intenzioni, sono pacifico”.

Lo stesso accade con noi esseri umani: se, quando guardiamo un Cane, questo distoglie lo sguardo, vuole comunicarci le sue intenzioni inviandoci i Calming Signals.

Forse noi lo stiamo intimorendo, proprio perché lo fissiamo senza rendercene conto, oppure perché siamo in una posizione che lo spaventa, ed allora il Cane, sentendosi un po’ insicuro o stressato, inizia a voltare la testa e magari anche il corpo in un’altra direzione: vuole farci comprendere che non ha alcuna intenzione negativa nei nostri confronti.

Un Cane che ci invia Segnali di Calma può anche indicarci che non si sente molto sicuro: dobbiamo allora fermarci un attimo e riflettere, forse stiamo comunicando in modo errato ed il Cane non capisce cosa desideriamo fare, oppure il soggetto è particolarmente pauroso e non desidera farsi avvicinare da persone estranee. E’ arrivato il momento di rispondere al Cane con segnali di calma.

Infatti anche noi possiamo utilizzare i segnali di calma: quando incontriamo un Cane non dobbiamo fissarlo, bensì guardarlo e distogliere lo sguardo, preferibilmente voltando anche la testa e mettendoci con il nostro corpo leggermente girato (dando al Cane il nostro fianco).

Ripetendo più volte questi gesti: guardo un attimo e distolgo lo sguardo, guardo un attimo e distolgo lo sguardo, e così via.

Il Cane, se è in grado di comprenderli, si sentirà più tranquillo e più disponibile a conoscerci.

Pensiamo a quante volte un proprietario sgrida il suo Cane e questo volta lo sguardo: il proprietario si sente quasi offeso da ciò, prende la testa del Cane e la volta verso di se, dicendo “guardami quando ti parlo!”.

Questo è un esempio di quanto sia importante invece comprendere i segnali che il Cane ci sta inviando: ha perfettamente capito che lo stiamo sgridando, accetta la punizione e cerca di farcelo comprendere.

2) Avvicinarsi di lato, facendo un percorso non diretto

Per i Cani il modo in cui ci si avvicina è molto indicativo: un avvicinamento frontale e diretto può indicare sicurezza, dominanza, sfida e provocare, quindi, reazioni aggressive o di paura.

Un avvicinamento indiretto, cioè percorrendo un’immaginaria curva che porti un soggetto al lato dell’altro individuo, è invece un segnale di pacificazione che india che l’individuo che si sta avvicinando non cerca lo scontro od il confronto, anzi, le sue intenzioni sono pacifiche.

Pensiamo, allora, a cosa accade quando portiamo i nostri Cani al guinzaglio e ci avviciniamo agli altri Cani con una traiettoria diretta…quali segnali stiamo, involontariamente, mandando? E quante probabilità abbiamo che questo incontro si risolva in un’aggressività?

Se invece ci avvicinassimo gli uni agli altri facendo traiettorie a forma di curve, allora potremmo abbassare i livelli di apprensione e di stress che invece si creano con avvicinamento diretto ed avere maggiori probabilità che l’incontro si risolva con una pacifica conoscenza reciproca.

Allo stesso modo, quando siamo soli e vogliamo avvicinare un Cane che non conosciamo, la cosa migliore è di effettuare un avvicinamento non diretto, facendo una curva ed arrivando dando il fianco al Cane.

3) Sbadigliare

Un Cane può sbadigliare perché ha sonno, ma molto più spesso lo fa perché è a disagio, stressato o vuole comunicare un segnale di pacificazione.

Ricordo un Cane che era molto pauroso quando usciva in passeggiata: i proprietari avevano notato che fuori continuava a sbadigliare, mentre in casa questo non accadeva. Il Cane stava comunicando uno stato di stress. Bisognava lavorare su questo problema.

Se invece un Cane si avvicina ad un altro e sbadiglia, probabilmente vuole comunicare pacificazione e magari un po’ di insicurezza o stress. 

4) Sbattere le palpebre

Questo è un segnale più difficile da individuare, ma certamente utile per riprodurlo quando incontriamo un Cane: volteremo lo sguardo e sbatteremo ripetutamente le palpebre.

5) Movimenti lenti

Sappiamo benissimo che è meglio avvicinarsi ad un Cane e comunicare con movimenti lenti. Tutto ciò che è improvviso e veloce può causare uno stress o una reazione negativa (aggressione o fuga).

Quando un Cane si muove lentamente potrebbe, quindi, indicarci uno stato di stress. 

Pensiamo, ad esempio, al proprietario che richiama il suo Cane con voce imperativa: il Cane si sentirà intimorito, ed invece di correre incontro al suo padrone, si avvicinerà lentamente.
Il proprietario alzerà ancora la voce, indispettito da tanta lentezza, ed il Cane, naturalmente, rallenterà ancora di più nel tentativo di pacificarlo: quanta incomprensione reciproca!
Ed il risultato finale sarà che il proprietario non otterrà mai un buon richiamo, fino a quando non imparerà a comunicare correttamente ed a interpretare i segnali che il suo Cane manda.

6) Immobilizzarsi (freezing) e/o sedersi, sdraiarsi

Questo può essere la continuazione del precedente segnale di calma: il Cane si immobilizza, magari gira lo sguardo, talvolta si siede o si sdraia. Vuole chiaramente mandarci un segnale di calma.

Anche durante il gioco posiamo osservare che i Cani, ad intervalli, si siedono. Durante il gioco è molto importante che tutti gli individui sappiano che è un momento pacifico e che, qualsiasi cosa accada, è tutto per gioco! Il classico inchino, con il posteriore alto e le zampe anteriori distese a terra, serve proprio per questo e viene spesso ripetuto proprio per pacificare l’altro.

7) Leccarsi le labbra ed il naso

Questo è uno dei segnali di calma che appaiono più precocemente nel cucciolo.

Non è semplice da notare, ma se ci facciamo caso potremo vedere quante volte i Cani lo utilizzano. Alcuni in modo più evidente, altri in modo quasi impercettibile.

Anche noi possiamo provare a riprodurlo, ma difficilmente riusciremo nel nostro intento, un po’ perché la lunghezza della nostra lingua non è sufficiente ed un po’ perché il colore si confonde con quello della nostra pelle. Comunque ci sono Cani in grado di distinguerlo senza alcuna difficoltà.

Ora sta a voi: provate ad osservare i Cani e a individuare i Segnali di Calma… vi sorprenderete nello scoprire che non ve ne eravate mai accorti, ma i Cani li utilizzano molto più spesso di quanto non si pensi.

Lettura Consigliata:

Turid Rugaas
L’intesa con il cane: I Segnali Calmanti
Ed. Haquihana
(Acquistabile sul sito: www.smartdog.it)

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Prime fasi di vita del Cane: Sviluppo Comportamentale

03/06/2020 by Eleonora Mentaschi

di Eleonora Mentaschi
Vietata la riproduzione parziale o totale del testo> 
I primi tre mesi di vita del cane sono i più importanti e delicati per lo sviluppo corretto del suo comportamento. 
Ciò che avviene in questo periodo è decisivo e talvolta irreversibile: ecco perché è importante conoscere e studiare questo periodo della vita di un cane. Se ne tenessimo conto, una grande percentuale di cani con comportamenti inadeguati non esisterebbero. Cercheremo quindi di dare in questo articolo un’idea di questi principi, invitandovi a leggere e approfondire sui testi di etologia.

Il repertorio comportamentale si sviluppa secondo tappe ben precise, di pari passo con la progressione dello sviluppo neuro – sensorio dell’animale (4). 
Numerosi studi hanno dimostrato quanto siano importanti le esperienze vissute nelle prime fasi di vita. Il più famoso di questi, al quale tutt’ora si fa riferimento è quello condotto al Roscoe B. Jackson Memorial Laboratory at Bar Harbor, Maine nell’ormai lontano 1945, da J.P.Scott e più tardi con la collaborazione di J. L. Fuller. . 
Tra gli anni ’40 e ’50 John Paul Scott ed i suoi collaboratori. esaminarono in laboratorio una colonia di cani durante le fasi dello sviluppo di comportamenti specifici. I soggetti vennero esaminati fin dalla nascita, le osservazioni comportamentali iniziarono a 3 settimane d’età (1).
L’obiettivo degli autori era di verificare l’ipotesi che esistesse un “periodo critico” e analizzare le risposte dei cuccioli a diversi stimoli durante tale periodo.
Le loro ricerche hanno dimostrato che i cani presentano delle specifiche fasi di sviluppo comportamentale. Ogni fase corrisponde ad uno stadio di maturazione fisica e psichica, durante la quale i cuccioli sviluppano il loro comportamento e rispondono in modo diverso agli stimoli. 

Queste fasi sono molto delicate perché “Se l’animale non è esposto a stimoli appropriati durante questi periodi, potrà non sviluppare l’appropriato, o desiderato, repertorio comportamentale (…). Se non si consente ai cuccioli di confrontarsi con gli stimoli appropriati nei periodi in cui sono recettivi, i cani possono sviluppare problemi riferibili proprio ai suddetti periodi”(2). 

Una piccola esperienza oppure la totale mancanza di esperienza hanno un grande effetto sul comportamento successivo.
Successivamente M.Fox ed I. Dunbar hanno confermato quanto scoperto da Scott e Fuller.
Per questo motivo è importante conoscere le esigenze del cucciolo per prevenire future patologie.

I periodi indicati devono essere presi come riferimento, e non come valore assoluto. Ogni soggetto è differente dagli altri, esistendo differenze individuali, oltre che tra individui di razze e sesso differente, anche tra gli animali di una stessa cucciolata (5).

1) Periodo prenatale

Gli esperimenti degli ultimi anni nel campo del comportamento del cane hanno evidenziato l’importanza della fase prenatale per il successivo sviluppo comportamentale del cane. 
Uno studio portato a termine su cagne gestanti da 45 giorni, dimostra l’esistenza di interazioni, durante lo stato embrionale, tra la madre e i feti, tra i feti e l’ambiente esterno e tra i feti stessi (3): 

1. Madre – feto: quattro cagne in gestazione da 45 giorni sono sottoposte ad uno stress, per verificarne l’impatto sui feti. Lo stressor consiste in una detonazione con una pistola “scacciacani”. Le reazioni dei feti vengono monitorate con un ecografo, descrivendone la durata e la sequenza. I feti reagirono con una modificazione del loro stato, con movimenti di diversa natura e di durata variabile da 6 a 55 secondi. La durata di tali reazioni sembra essere correlata all’intensità di reazione della madre. L’esperimento dimostra che le reazioni emozionali della madre si ripercuotono sui feti.

2. Feto – ambiente esterno: tre cagne in gestazione da 45 giorni subiscono, ogni giorno per 5 giorni, una palpazione delle corna uterine piuttosto sostenuta. I feti vengono monitorati mediante ecografia. Il primo giorno i feti reagiscono con una agitazione della durata di 30 secondi. Dal terzo giorno la reazione si attenua progressivamente, e dal quarto giorno scompare in quasi tutti i casi. L’esperimento dimostra una reazione precoce agli stimoli tattili e l’esistenza di un comportamento di abituazione nel feto. Questa capacità di abitudine sembra giocare un ruolo nello stabilire le future soglie di sensibilità tattile (3).

3. Un’ultima questione dibattuta è quella relativa all’influenza feto – feto. Si ipotizza che, come è stato dimostrato nei bovini e nei roditori, si possa avere anche nel cane una androgenizzazione in utero. I feti possono essere esposti, tramite la madre, alle sostanze presenti nel sangue degli embrioni vicini e si possono verificare contaminazioni ormonali in utero. Questa tesi deve ancora essere dimostrata, ma potrebbe essere molto importante per comprendere alcune forme di aggressività nella femmina del cane (2)

E’ indispensabile conoscere questi elementi, sia perché possono modificare profondamente alcuni principi di selezione nell’allevamento, sia perché la loro gestione costituisce già un punto essenziale nella profilassi di alcuni disturbi dello sviluppo (3).

2) Periodo neonatale: prima e seconda settimana di vita.

I cuccioli nascono ciechi e sordi, la loro sopravvivenza dipende completamente dalla madre. L’attività fondamentale è rappresentata dal sonno, di cui il 95% è sonno REM. Il tempo di veglia è quasi totalmente occupato dalle poppate. 
Si assiste ad un rapido sviluppo del sistema nervoso e dei sensi, che verrà completato nel successivo periodo di transizione (5). 
I cuccioli mostrano una serie di riflessi spontanei: il riflesso di stimolazione alla respirazione, il riflesso perineale ed il riflesso labiale.

Riflesso labiale: appena sentono il capezzolo, scatta il riflesso di suzione che permette loro di alimentarsi e sopravvivere.

Riflesso di stimolazione alla respirazione: la madre stimola il loro primo respiro leccandoli nella zona ombelico-genitale (attenzione quindi a questa fase nel caso in cui la cagna sia al primo parto e non sappia comportarsi correttamente).

Riflesso perineale: Essendo ancora immaturi dal punto di vista sensoriale, la sopravvivenza dei cuccioli dipende completamente dalla madre (5) che deve stimolarli nella zona genitale affinché essi eliminino feci ed urina (se i cuccioli sono orfani dovrà eseguirlo l’uomo o i piccoli moriranno). Proprio il fatto che la madre li capovolga a pancia all’aria e li lecchi per stimolarli, insegna al cane a utilizzare da adulto il comportamento di “sottomissione passiva” a pancia all’aria, indispensabile per comunicare la propria sottomissione resa e, quindi, inibire nell’altro l’aggressività. 

Un cane che da cucciolo non venga stimolato a posizione supina, magari perché allevato in modo non corretto dall’uomo, non attuerà la sottomissione passiva e avrà, in seguito, grandi difficoltà a relazionarsi con i propri simili, come dimostra un interessante studio su cuccioli di Bassotto Tedesco.

I neonati non possono mantenere la temperatura corporea e sono ammucchiati gli uni sugli altri ed è probabile che le stimolazioni tattili che causano questi contatti giochino un ruolo fondamentale nella maturazione sensoriale (3). I cuccioli orfani fin da tenera età sviluppano molto frequentemente reazioni di fastidio e di aggressività da irritazione se manipolati dalle persone, che spesso riportano segni sulle mani e le braccia.

In questa fase “l’assenza di determinati stimoli può causare alterazioni funzionali nell’adulto” (3). L’ambiente influenza fortemente la formazione delle interconnessioni neurali. La sinaptogenesi inizia già a livello embrionale, ma in questo periodo dello sviluppo essa è fortemente influenzata dagli stimoli esterni.

Solo le connessioni interneurali che sono state stimolate si manterranno nel tempo. Ciascun circuito neuronale ha un “periodo critico”: se in questo periodo viene stimolata, la sinapsi si rinforza e stabilizza, ma se le stimolazioni non avvengono allora si osservano delle anomalie nel sistema neurale dell’individuo. Solo le interconnessioni neurali stimolate verranno quindi mantenute, mentre le altre degenerano. Questo fenomeno è assai importante e prosegue fino al periodo di socializzazione.

Per quel che concerne le capacità di apprendimento, pare che i cuccioli abbiano una certa capacità discriminativa e manifestino, già in queste prime settimane di vita, il comportamento di evitamento. Essi reagiscono ai rinforzi positivi, importanti al fine dell’apprendimento. I rinforzi che i cuccioli percepiscono come tali sono il latte, ma, ancora di più, lo sono il contatto con il pelo ed il calore della madre.

Si è dimostrato che, contrariamente a quanto molti credevano, un leggero stress e la manipolazione precoce dei cuccioli in da parte dell’uomo hanno un effetto benefico sullo sviluppo del cane (2). Questo non significa che bisogna disturbare i piccoli e prenderli in braccio, ma che è bene avere ogni tanto dei contatti con loro, parlare dolcemente e toccarli lievemente (senza solverli). E’ importante non lasciare completamente isolati madre e cuccioli come alcuni allevatori credevano opportuno.

3) Periodo di transizione: terza settimana di vita.

Durante il periodo di transizione, che si situa nella terza settimana di vita (2 e 3), si assiste ad uno sviluppo fisico e nervoso molto rapido (6) caratterizzato dall’acquisizione degli ultimi elementi sensoriali (3).

Esso inizia con l’apertura degli occhi e si conclude con la comparsa dell’udito, coincide cioè con la fine dello sviluppo della corteccia cerebrale (3). Si assiste al passaggio al comportamento eliminatorio normale, senza che la madre li debba stimolare. Alcuni soggetti già a 12 giorni di vita cominciano a reggersi sulle zampe. 
Proprio in seguito a questo sviluppo degli organi sensoriali, i cuccioli incominciano a percepire moltissimi stimoli e, allo stesso tempo, ad avere un certo grado di indipendenza dalla madre.

Gli studi di Scott et al. (1) evidenziarono che dai giorni 13 a 20 i cuccioli aprono gli occhi, diventano più coordinati ed iniziano a sobbalzare ai suoni, intorno ai 20 giorni si ha l’eruzione dei denti e il cambiamento delle capacità motorie e, all’inizio della quarta settimana, inizia il comportamento di scodinzolamento. Tutti questi comportamenti sono soggetti ad una certa variabilità tra razze (1).

Intorno al 15° giorni i cani si attaccano alla madre e, se ne vengono allontanati, manifestano grandi disagi. Inoltre i fratellini iniziano a giocare tra di loro e ad interagire in modo sempre più complesso. 
E’ fondamentale non separare la cucciolata in questo periodo, ne possono derivare gravi conseguenze sul comportamento.

4) Periodo di socializzazione: dalla quarta alla decima/dodicesima settimana di vita.

E’ in questa fase che si stabilizzano i rapporti sociali all’interno della cucciolata, che i cuccioli familiarizzano con altri cani, con l’ambiente circostante e con gli esseri umani (4). 

– La madre e la cucciolata
Dalla quarta settimana di vita il ruolo della madre e dei fratelli diventa determinate! 
La madre, infatti, insegnerà ai piccoli a controllare il morso e la stretta mandibolare (“inibizione del morso“) e quindi a giocare senza stringere eccessivamente. 
In pratica, già dalla terza settimana, i fratellini iniziano a giocare tra di loro, ma ancora non sanno quanto i loro dentini aguzzi possano essere affilati e quanto forte sia la loro mandibola. Ecco che allora un piccolo morde il fratello facendolo piangere. Talvolta i versi del fratello sono sufficienti per interrompere il comportamento, ma molto più spesso i versi acuti stimolano ancora di più la presa. A questo punto la madre interviene. Essa si avvicina e punisce il cucciolo aggressore mettendolo a pancia all’aria e stringendo lievemente il suo musetto. Dopo due o tre volte il giovane cane imparerà che è conveniente evitare di stringe troppo e provocare dolore al suo compagno di giochi, che deve quindi calibrare e controllare il morso, altrimenti la madre arriverà e lo punirà.

E’ quindi la madre ad insegnare ai cani l’inibizione del morso. Quando ciò non accade, magari perché separati troppo presto dalla cagna o perché questa non si occupa correttamente dei figli (vedi primipara), i cani potranno poi giocare con i proprietari o con i propri simili senza rendersi conto di stringere troppo e provocare dolore: in un cane adulto di grossa mole, questo può divenire un comportamento molto pericoloso e difficile da gestire.

La madre, inoltre, insegna ai piccoli cosa significhi il ringhio e la “gerarchizzazione alimentare” (rispettare l’ordine gerarchico per accedere al cibo). Immaginiamo che un cucciolo si avvicini alla madre quando lei sta mangiando. Visto che ora è grande, non può certo permettersi di rubarle il cibo dalla ciotola: è una questione di regole e di gerarchia, i superiori vanno rispettati e saranno loro i primi a cibarsi, mentre i sottomessi devono attendere lontano il loro turno. La cagna allora emetterà un ringhio, ma il piccolo ancora non sa cosa significhi questo segnale vocale e continuerà ad avvicinarsi, imperterrito….ma verrà punito da lei con i corretti segnali.

Un altro aspetto fondamentale è che la calma ed il controllo vengono sempre appresi grazie agli atteggiamenti materni: mano a mano che crescono i cuccioli divengono sempre più intraprendenti ed esigenti e, talvolta, fin troppo insistenti con lei, che appoggiando la zampa sulla loro schiena ed emettendo un basso ringhio, li porta a fermarsi e controllarsi. Se questo non accade potrebbero diventare adulti iperattivi, difficili da gestire e da controllare da parte dei futuri proprietari.

Il gioco con i fratelli è ormai un’attività intensa. Anche se non sembra, è proprio giocando che imparano tutti quei comportamenti ed atteggiamenti che saranno poi indispensabili da adulti: la monta, la caccia, l’agguato, l’uso della coda, della bocca, etc. Il gioco, si dice, “è palestra di vita” e se manca (cuccioli orfani e/o isolati dai cospecifici) le conseguenze sono, purtroppo, evidenti. Cuccioli svezzati precocemente e allontanati dai fratelli prima della fine di questo periodo, da adulti possono avere problemi di socializzazione con i loro cospecifici (9). Saranno soggetti troppo orientati verso le persone, con difficoltà a giocare con altri cani (4).
L’interesse verso il mondo esterno aumenta progressivamente: prima è rivolto verso gli altri cani, poi verso le persone e successivamente verso i nuovi oggetti e ambienti (2).

Le scoperte di Scott et al. , di cui abbiamo già parlato, portarono a definire i periodi di sviluppo del cane:

1. Dalle 3 alle 8 settimane: i cani imparano meglio ad interagire con altri cani (socializzazione primaria intraspecifica)
2. Dalle 5-8 fino alle 12 settimane: i cani imparano meglio ad interagire con le persone e le altre specie animali (socializzazione secondaria interspecifica)
3. Dalle 5-12 fino alle 16: i cani esplorano i nuovi ambienti in modo formidabile

Gli altri cani dovrebbero essere conosciuti fin dalle 3/5 settimane di vita. Essi sono indispensabili per permettere ai giovani soggetti di confrontarsi con molti elementi sociali ed imparare quindi a interagire nel modo giusto con i propri simili, di ogni razza e dimensione essi siano. Per un bassotto può essere complesso comprendere i messaggi inviati da un San Bernardo, anche solo per la diversa tonalità dell’abbaio o del ringhio, oppure comunicare con cani a cui sono state amputate la coda e le orecchie (considerando che queste parti del corpo sono essenziali per decifrare i messaggi dell’altro).

E’ quindi importante mettere il cucciolo a contatto con più cani possibili. Se non è vaccinato è possibile farlo comunque con quelli che sono regolarmente vaccinati in un ambiente controllato e privo di rischi.
Affinché il cane diventi un buon animale da compagnia deve assolutamente imparare ora ad interagire con gli esseri umani e con gli altri animali che vivranno con lui. Tre mesi può essere fissato come limite massimo per la socializzazione spontanea del cane con un’altra specie.

Questo attaccamento o socializzazione interspecifica non ha le stesse caratteristiche dell’identificazione di specie: la socializzazione interspecifica (con specie diverse) richiede molta più fatica di quella intraspecifica, sono indispensabili rinforzi perché permanga e non è generalizzata a tutti gli individui della specie ma è limitato alle caratteristiche individuali (uomo, donna, bambino, bianco, nero, con barba etc)
Se, ad esempio, il giovane cane in questo periodo non vede bambini potrebbe poi non comprendere che rientrano sempre nell’insieme “esseri umani”. 
Diciamo che, per formarsi un’immagine corretta dell’insieme “esseri umani”, dovrà vedere ed interagire con moltissime persone diverse, di tutte le età, con cappello, bastone, alte e basse, uomini e donne, etc

Da tutto ciò deriva l’importanza di far vivere al piccolo tante e diverse esperienze, sempre rispettando i suoi tempi e le sue reazioni (se fosse eccessivamente spaventato o stressato è meglio interrompere e chiedere consiglio ad un esperto).
L’ultimo aspetto è quello dell’abitudine a luoghi, odori e rumori differenti. E’ infatti proprio nella fase di socializzazione che i piccoli si adattano a tanti ambienti ed imparano a non temere quelli che scoprono. I cani cresciuti in un ambiente stimolante, risultano più curiosi e più abili nell’affrontare compiti difficili.

Un cucciolo cresciuto in campagna fino ai 3 mesi di vita, avrà grandi, se non immense, difficoltà ad adattarsi alla vita in città e potrebbe mostrarsi fobico dei rumori, delle macchine, dell’asfalto a tal punto da non voler neanche uscire di casa. Questo accade proprio perché non si è considerata la socializzazione ambientale: chi li ha allevati fino ai tre mesi avrebbe dovuto portarli a scoprire luoghi diversi da quelli in cui sono nati, farli annusare odori ed udire tanti rumori (anche cd pre-registrati). L’ideale sarebbe portarli in città ed in campagna almeno una volta, in stazione, sulla macchina o sui mezzi pubblici, etc. Naturalmente stando sempre attenti a non esagerare al punto da creare stress. Solo così diventeranno poi cani tranquilli ed in grado di ambientarsi ovunque.

Nel programma “Bio-sensor” troviamo: “E’ opportuno che l’allevatore metta a disposizione dei cuccioli oggetti di varia natura: giochi di diverse forme, colori e materiali, scatole di varie dimensioni da esplorare e in cui nascondersi, oggetti rumorosi con cui giocare ecc. Più cose il cucciolo potrà esplorare, più il suo cervello potrà immagazzinare informazioni e aumentare il suo bagaglio di conoscenze. Ogni esperienza nuova, fornirà al cucciolo una possibilità in più per capire il mondo ed interagire correttamente con esso”

Da quanto descritto si evince la necessità di portare la massima attenzione durante queste prime fasi di vita.

Dott.ssa Eleonora Mentaschi

Lettura consigliata

Patrick Pageat 
Cani si nasce, padroni si diventa
(Importante la parte sulle Prime Fasi di Vita del Cane, tralasciare i metodi di addestramento)
Ed. Pratiche, 2000 oppure Marco Tropea Editore


BIBLIOGRAFIA

(1) J.P. Scott e J.L. Fuller – Genetics and the social behavior of the dog – University of Chicago Press – Chicago, 1965 e 1974
(2) K.L. Overall, 2001
(3) P. Pageat – Patologia comportamentale del Cane – PVI, 1999 ; 
(4) K.A. Houpt – Il comportamento degli animali domestici – Ed EMSI – Roma, 2000

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Intervista alla Dott.ssa Mentaschi

02/06/2020 by Eleonora Mentaschi

di Anna Fata

Come si svolge la consulenza?

“Personalmente cerco di recarmi a domicilio, dove vive abitualmente il Cane, o chiedo ai proprietari di venirmi a trovare presso la Scuola Cinofila Viridea dove abbiamo il consultorio. 

Assieme ai proprietari, raccolgo tutti i dati relativi al Cane ed alla sua storia, effettuo cioè una completa anamnesi del caso.” Prosegue Eleonora Mentaschi: “Al termine della consulenza formulo la mia analisi comportamentale.

Una buona parte della visita è dedicata alla spiegazione dei comportamenti dei nostri Cani: capire il perché, la reale motivazione di un comportamento è già un grande passo verso la risoluzione del problema stesso.

Siamo specie diverse, comunichiamo, interpretiamo e vediamo il mondo con occhi differenti.
Al termine della consulenza, che dura circa 2 ore, formulo la diagnosi, la prognosi ed imposto la terapia comportamentale per modificare i comportamenti inadeguati. 
Le moderne tecniche di modificazione comportamentale, dalla desensibilizzazione al controcondizionamento, permettono di ottenere ottimi risultati in tempi relativamente brevi.

Quando sono seguiti da una persona qualificata, i Cani sono in grado di modificare il loro comportamento molto velocemente. Questo è il mio lavoro e la mia passione.

Sembra un lavoro molto affascinante…ma la dottoressa precisa “E’ una professione che richiede molto tempo ed impegno, ma soprattutto conoscenze approfondite e studi specifici di Etologia Applicata.

L’aggiornamento professionale è per me determinante: non smetto mai di frequentare seminari e congressi, di confrontarmi con altri colleghi italiani ed stranieri, di leggere e tenermi aggiornata sulle moderne ricerche scientifiche svolte in ogni parte del mondo.
L’equipe con cui collaboro è per me fondamentale: insieme lavoriamo, finco a fianco con il proprietario, per ottenere gli obiettivi prefissati.”

Il padrone che ruolo svolge?

“Il proprietario svolge un ruolo fondamentale: è lui che potrà fornirmi la maggior parte delle informazioni e che diventerà il punto centrale della terapia comportamentale. Il proprietario è il mio collaboratore: insieme lavoreremo per arrivare alla risoluzione del problema”

Quali sono i tempi di una rieducazione comportamentale?

“I tempi variano molto da caso a caso. Talvolta è sufficiente la prima consulenza comportamentale: comprendendo veramente le motivazioni alla base di un comportamento, i proprietari possono, finalmente, trovare la via giusta per modificarlo. Le indicazioni che ricevono possono risolvere il problema nel giro di un paio di mesi.

Mi è capitato spesso di vedere questi rapidi cambiamenti in situazioni molto difficili: Cani che aggrediscono i proprietari o che non riescono a rimanere da soli a casa che, dopo la consulenza, cambiano radicalmente.

Sembra una magia, ma è solo scienza e comprensione reciproca.

In altri casi sono necessari più incontri, magari al campo pratica, per imparare a gestire Cani aggressivi o fobici con il supporto di personale qualificato.

Le fobie, i comportamenti ossessivo-compulsivi e gli stati ansiosi cronici richiedono invece qualche mese per essere definitivamente superati”

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